LA FABBRICA DELLA FELICITA’

Esiste un posto in cui lo zucchero e il cacao sono protagonisti tutto il giorno, tutti i giorni.  

E’ un posto in cui tutto parla di queste due magiche materie prime che vengono da lontano e che nell’immaginario collettivo sono sinonimo di piacere, dolcezza, coccole e spensieratezza.

Parlano di loro i colori pastello dei muri che si vedono arrivando da lontano, sfrecciando in autostrada, il profumo che si respira appena metti piede al loro interno, tutti gli oggetti e tutte le persone che mano a mano incontri girando tra quelle pareti. Nonostante tutto parli di loro, un po’ paradossalmente, si fa un po’ fatica a sentirle perché i macchinari che mescolano, trasformano, plasmano e trasportano, viaggiano molto veloci. La voce di Giulia però ci arriva forte e chiara amplificata in un paio di cuffiette: è entusiasta di poterci raccontare qualche aneddoto di quella fabbrica, nata e cresciuta a Torino, che ha una storia ultracentenaria.

Nel percorso fatto insieme abbiamo attraversato ogni reparto dell’azienda partendo dagli uffici in cui si studia il passato, si cercano nuove idee per il futuro e si organizza tutto il lavoro che c’è da fare per metterle in pratica ogni giorno, siamo entrati in produzione per passare al confezionamento, quindi al magazzino ed infine al punto vendita.

NEL SEGNO DELLA BILANCIA

Mi ha colpito vedere una bilancia praticamente in ogni reparto, seppur con forme diverse.

Mia madre era un’ottima cuoca, ma si diceva non particolarmente brava a fare i dolci sebbene a me piacessero pure quelli. Nonostante fosse nata proprio nel segno della bilancia la sua era una cucina di esperienza ed improvvisazione, propriamente “di pancia”,  in cui dosava gli ingredienti ad occhio o al più a cucchiai o bicchieri, ma in questi casi la forma fa la sostanza e in pasticceria la ricetta deve essere seguita pedissequamente per sperare nel risultato.  

Non tutte le bilance sono però capaci di restituire lo stesso risultato.

Innanzitutto devono essere tarate per evitare di confondere il contenuto con il contenitore e poi bisogna scegliere quella con la giusta sensibilità in ragione del grado di approssimazione che si è disposti a tollerare.

I sacchi di semi di cacao trasportarti dall’Africa a Torino probabilmente saranno chiusi con bilance che pesano al meglio dei 100 grammi o addirittura del Kg, il dosatore automatico che regola quanto cioccolato fuso far colare nella forma per plasmare un buon uovo di Pasqua lavorerà al meglio dei 10 grammi, mentre nel laboratorio in cui si preparano le miscele di oli essenziali per dare sapore alle caramelle anche il singolo grammo potrà risultare importante e fare la differenza.  

Bilancia in laboratorio per trovare l’equilibrio ottimale dei diversi ingredienti, bilancia in negozio per chiedere il giusto prezzo alle caramelle.

GETTARE IL CUORE OLTRE L'OSTACOLO PER SCELTE DIROMPENTI

Il secondo aspetto che ha catturato particolarmente la mia attenzione è emerso poco per volta durante la visita dalle parole di Giulia e riguarda le 3 famiglie che si sono succedute dal 1857 ad oggi alla guida di questa impresa.

Luigi Leone apre la sua prima piccola confetteria artigianale ad Alba e le sue pastiglie alla menta e quelle alla cannella e al garofano risultano particolarmente apprezzate dai suoi clienti tanto da dargli il coraggio di trasferirsi presto nel cuore di Torino. In quella che non era nemmeno ancora la capitale d'Italia trova nuovi affezionati estimatori delle sue caramelle: tra questi c’è anche la famiglia reale e un influencer del calibro di Camillo Benso conte di Cavour. La violetta è il suo gusto preferito.   

La bottega della dolcezza si tramanda a nuove generazioni della famiglia, ma per fare un salto dimensionale e trasformarsi in vera e propria fabbrica si deve attendere il 1934 quando viene acquistata da una donna audace: Giselda Balla Monero. Quella che era stata dipendente della bottega si trasforma in imprenditrice lungimirante e inizia ad investire in pubblicità per far conoscere le Pastiglie Leone oltre i confini cittadini e trasferisce la produzione in un vero e proprio stabilimento industriale in Corso Regina Margherita. Le nuove confezioni (carta e latta) ed il progressivo sviluppo di una diffusa rete commerciale confermano il gradimento per il prodotto. Pur passando ad una dimensione di piccola industria si è sempre cercato di mantenere un’elevatissima qualità al pari di quella insegnata e tramandata dal fondatore. I gusti nel tempo si sono moltiplicati e nel contempo evoluti e alle originarie pastiglie si sono aggiunti diversi prodotti (caramelle, gelatine alla frutta, gommose, praline, liquerizia, cioccolato…). E’ capitato che questi venissero introdotti a seguito dell’acquisto di altre piccole botteghe artigianali che portavano in dote ricette e persone capaci metterle in pratica.

Dopo la Leonessa Monero prende il timone il figlio Guido insieme a sua moglie e nei primi anni 2000 si mette in gioco anche la loro figlia Daniela. Insieme decidono di allontanare ulteriormente la produzione rispetto al centro di Torino trasferendola in un moderno stabilimento a ridosso delle autostrade.

Nel 2018 la famiglia Monero decide di vendere a beneficio di un’altra famiglia che di industria alimentare se ne intende. Luca Barilla e soprattutto sua moglie Michela Petronio, attuale Presidente del Consiglio di Amministrazione, insieme ad una nuova dirigenza stanno muovendo importanti passi per fare ulteriormente apprezzare il sapore e l’equilibrata dolcezza delle Pastiglie Leone oltre i confini nazionali.

Ancora una volta sono state fatte scelte coraggiose che in qualche modo modificano gli equilibri che erano stati raggiunti in passato e quindi nell’immediato potrebbero apparire come dirompenti, azzardate o addirittura sbagliate e invece sono convinto che la storia, in questo caso, possa nuovamente dar loro ragione.

Ancora una volta si è partiti dalla comunicazione, con una sorta di ribrandizzazione del marchio che rimane rigorosamente quello storico, ma con un taglio più contemporaneo. Si è nuovamente lavorato sulle confezioni, si è ritoccata qualche storica ricetta tanto che chiunque abbia assaggiato in passato qualcuna delle tradizionali pastiglie miste dissetanti o miste digestive oggi percepirebbe appena messa in bocca una maggior morbidezza ed un gusto ancor più persistente di quelle di una volta.

Sono stati tolti dalla produzione alcuni gusti che non piacciono più (per esempio il Fernet) e ne è stato introdotto qualcuno di nuovo che ci si augura possa essere maggiormente apprezzato (tipo lo Spritz!) e presto partiranno i lavori per l’ampliamento della fabbrica di Collegno.

L’idea è molto ambiziosa e si pone come obiettivo quello di trasformare la storica fabbrica di dolcezza in una vera e propria fabbrica della felicità.

Sappiamo per esperienza che la felicità è momentanea, fuggente e spesso improvvisa, ma sappiamo anche che bisogna saperla desiderare per poterla riconoscere e cogliere al volo ogni qualvolta si dovesse presentare…

Anche in bocca, proprio come quando eravamo bambini!

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