IL NATALE DEL RICICLO

L’economia circolare è nata.

Forse rinata.

Il concetto è semplice.

Il modello di economia che preleva dalla natura risorse, le trasforma in prodotti e questi dopo essere stati consumati e goduti diventano velocemente rifiuti non è più sostenibile. Probabilmente non lo è mai stato, ma ne abbiamo maturato la consapevolezza solo negli ultimi anni.

Forse perché, da qualche anno, chiunque percepisce che fa più caldo e si è maturata la sensazione che la nostra casa sia un po' tanto affollata.

Siamo ormai 8 Miliardi a popolare questo pianeta.

Quando sono nato eravamo meno della metà, quando nascevano i miei genitori eravamo meno di un terzo e quando, un po’ più di un secolo fa, nascevano i miei nonni eravamo circa 1,65 miliardi. Quando nasceva Gesù bambino si stima fossimo circa 200 milioni.    

Immaginate di continuare a vivere nella stessa casa (magari diversa da un castello) ereditata dai nonni, ma mentre loro erano in 4 voi siete in 20!

In Italia, per la verità, siamo sempre meno, ma il nostro Paese in termini di superficie rappresenta poco meno di un ripostiglio in rapporto al resto del castello.

Un terzo segnale eclatante, ma di cui invece facciamo un po’ più fatica a maturarne consapevolezza senza l’aiuto delle evidenze scientifiche, è la drastica diminuzione di biodiversità.  Si stima che negli ultimi 50 anni la biodiversità presente sul nostro Pianeta si sia ridotta del 60%. L’aspetto più sconvolgente è la rapidità con cui questo cambiamento è avvenuto.

Rendiamo meglio l’idea di tale velocità: rispetto ai circa 3,5 Miliardi di anni fa a cui si fanno risalire le prime forme di vita sulla Terra, quei 50 anni sono equivalenti a poco meno di mezzo secondo rispetto ad un intero anno.

L’economia circolare prevede che le risorse prelevate dalla natura trasformate in prodotti debbano essere recuperate alla fine del loro ciclo di vita per essere nuovamente trasformate in qualcosa di diverso o in energia che possa tornare ad essere utile. Questo richiede un grande sforzo in sede di progettazione per fare in modo che i prodotti tornino a durare più a lungo possibile e che lo “spreco”, anche con riferimento alle energie impiegate, sia il più contenuto possibile.

E’ un approccio "nuovo" che in realtà non fa altro che rendere attuale una consapevolezza che l’uomo aveva ben chiara nei tempi antichi, quando il rispetto per la natura si confondeva con timore e venerazione.

La rivoluzione industriale ha puntato tutto sulla capacità di trasformare la natura conseguendo progressi enormi per il miglioramento delle condizioni di vita, ma mettendo a rischio la salvaguardia dell’equilibrio dell’ambiente e probabilmente la sua stessa sopravvivenza.

Economia circolare significa assumersi la responsabilità del pianeta Terra, avendo l'interesse a prendersela, in fretta e bene.

Oltre ad un diverso approccio in sede di progettazione servono tecnologie nuove e conoscenze nuove.

Ma la scienza non può farcela se non trovando soluzioni che siano socialmente sostenibili proprio in ragione del numero impressionante di uomini che attualmente popolano la Terra.

Questo significa che bisogna necessariamente cercare di sincronizzare i cambiamenti accettando tanti compromessi subottimali intermedi. 

Lo sforzo della scienza dovrà essere accompagnato da investimenti enormi.

Gli investimenti a loro volta comportano la necessità di mettere in circolazione capitali che si auspica possano contribuire a ridistribuire la ricchezza e ridurre le forti disuguaglianze che continuano ad esserci e che rappresentano un altro dei grandi problemi del nostro tempo.

Chi detiene i grandi capitali, come le banche, i gestori dei fondi previdenziali e comuni di investimento, i grandi gruppi multinazionali prima ancora che gli Stati, assume su di sé la grande responsabilità di cercare di intuire il percorso da seguire per garantire quella serie di equilibri subottimali in ambito ambientale, sociale e normativo o ESG per dirlo in modo conciso.

C’è dunque da aspettarsi che la finanza possa continuare a condizionare le scelte e i comportamenti in modo significativo e in tempi decisamente più rapidi rispetto a quanto riesca a farlo il legislatore.  

In un’epoca in cui i tassi di interesse sono tornati a puntare molto in alto potrebbero esserci interi settori o singoli progetti ritenuti particolarmente sostenibili o più strategici in questo processo di transizione che vengano finanziati a tassi molto più bassi o addirittura a fondo perduto, intendendo come tale anche il capitale di rischio.

La bella notizia è che oggi esistono già tante soluzioni alternative e virtuose in svariati ambiti.

Il fotografo Luca Locatelli, ex eco-attivista, ha girato il mondo per ben due anni (su commissione proprio di una banca) per cercare alcuni esempi concreti ed operativi di sostenibilità. Le immagini che è riuscito a catturare colpiscono in positivo e danno speranza e coraggio.

Questa arte non si limita ad essere esposta nelle sale buie di un museo, ma è presente in formato gigante su cartelloni stradali, gira per le città sulle fiancate di bus e tram, naviga in rete e viene portata nelle scuole.

La vera sfida del “riciclo” è principalmente culturale.

Tutti la dovrebbero desiderare come regalo per Natale, deve essere glamour, diventare un "Must Had", ma deve essere al contempo un grande classico come un “capo” senza tempo, che duri nel tempo!

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