L’UNIONE FA LA FORZA…E MOLTO ALTRO

Gianmaria Aghem era uno che di batterie se ne intendeva. Ha giocato, studiato, sperimentato tutta la vita alla ricerca di equilibri ottimali tra potenza e resistenza, tra velocità e durata, tra spazio e tempo.

Partecipando ad un’asta Bolaffi alla ricerca di motorette d’epoca pensò a me quando fu proposto un motorino elettrico di una startup cinese, ma quotata al Nasdaq, che aveva percorso appena qualche decina di chilometri. Sapeva che da alcuni anni di chilometri ne percorrevo tanti in sella ad un altro motorino elettrico, prodotto da una startup nata tra le vigne della Franciacorta, e se lo aggiudicò per darmi la possibilità di testare, confrontare, spingere a piedi, riparare, modificare un altro mezzo in questa era neo pionieristica del motociclismo e dell’automobilismo.

Le pratiche di voltura e passaggio di proprietà per un qualche motivo burocratico hanno richiesto diversi mesi e Gianmaria stava già parecchio male quando andai finalmente in agenzia a ritirare il libretto intestato a mio nome. Nonostante il dolore, rispose al mio messaggino di gioia ed entusiasmo con un tanto significativo quanto laconico ultimo messaggio:

“OTTIMO!”

Sono passato a ritirare il motorino nel garage di Gimmi quando lui era già salito in cielo da circa un mese. Era la vigilia di Natale: uno splendido pomeriggio di sole con ben 16 gradi!

In queste prime settimane del 2024, nonostante le temperature siano fortunatamente scese drasticamente, ho avuto la possibilità di sperimentare le potenzialità di NIU nel più classico dei tragitti: casa-ufficio-casa.

La prima sensazione è stata che il motorino facesse quello che voleva lui e la cosa, nell’immediato, mi ha infastidito più che incuriosirmi. L’elettronica fa da padrone e comanda nel vero senso della parola in funzione delle diverse impostazioni che, entro certi limiti, ti viene concesso di poter scegliere.

Girando la chiave si illumina un cruscotto analogo a quello di una navicella spaziale che cambia colore e ti condiziona assumendo diverse sfumature, in funzione della velocità a cui vai, della potenza che assorbi, dell’energia che ti rimane… Il simbolino di un’antenna satellitare ti ricorda non solo che il NIU è geolocalizzato, ma che ogni comportamento è monitorato. Scaricando una app, che io non ho tanto piacere di installare, si dovrebbe poter ritrovare il motorino nel caso in cui si fosse dimenticato dove era stato parcheggiato, venire prontamente avvisati qualora venisse "preso in prestito" e ovviamente sarebbe possibile controllare il proprio stile di guida e migliorarlo nel tempo grazie ad una serie inimmaginabile di statistiche e suggerimenti.

Io mi accontento del giudizio medio, calcolato in centesimi, che ogni tanto, non ho ancora capito con quale criterio, compare in un angolo del cruscotto spaziale. Attualmente sono poco più che sufficiente con un bel 67 come massimo voto finora conquistato. Come a dirsi:

il ragazzo c’è, ma potrebbe impegnarsi di più e fare molto meglio!

La funzione di base è “DYNAMIC”.

La dinamicità per qualsiasi animale fa parte della sua natura e per un animale cittadino assume ancor più valore, specie se in mezzo al traffico.  L’elettronica in questo caso ti concede un po’ più di energia per la partenze e le riprese, ma è subito pronta a ridurla progressivamente non appena si raggiungono i 40 km/h. Se insisti e persisti nel continuare a chiedere il massimo dell’energia dopo circa mezzo chilomentro puoi sperare di aver raggiunto i 46/47 km/h, ma non potrai mai superare i 50: nemmeno in discesa. Diciamo che dynamic ti consente di viaggiare, ma difficilmente di sorpassare.  Se per caso ti azzardi a sorpassare il risultato potrebbe essere analogo a quello che capita tra autotreni in autostrada, con la differenza che loro se ne fregano di chi c’è dietro, mentre in motorino gli altri se ne fregano di te!

La funzione “ECO” non è solo parsimoniosa, ma addirittura avara di energia. Te ne concede lo stretto indispensabile per muoverti, ma devi sperare che non ci siano salite perché in tal caso è come se ti invitasse a scendere per contribuire a spingere tu stesso il motorino per proseguire in movimento! Appena sfiori i freni cerca di riprendersi tutta l’energia possibile. In discesa bisogna stare molto attenti perché toccare i freni potrebbe equivalere ad inchiodare seppur a scoppio ritardato e solo per una frazione di tempo molto limitata. Frenare diventa un continuo tira e molla con il sistema di ricarica e bisogna sperare che le condizioni dell’asfalto ti consentano sempre di giocare senza cadere.

La funzione “SPORT” è banalmente l’unica che conosce chiunque sia abituato ad un motore endotermico: più acceleri più assorbi energia e più vai veloce fino al limite del motore e, quando freni, rallenti in funzione della strada che vedi davanti e non in funzione dell’energia che devi recuperare.

C’è un però

Per potersi concedere il “lusso” di assaporare il piacere della guida e viaggiare con un po’ più di spensieratezza le condizioni delle batterie devono essere ottimali.

Innanzitutto, ma questo è piuttosto intuitivo, per poter essere sportivi è necessario che le batterie siano cariche.

Questa è una condizione necessaria, ma non sufficiente, perché per riuscire a sfruttare al meglio l’energia disponibile nelle due batterie queste devono avere livelli di carica omogenei o quantomeno non eccessivamente diversi tra loro.

Il sistema di gestione elettronica delle batterie (in sigla BMS) quando percepisce che le celle sono troppo differenti tra loro impedisce loro di interagire perchè la corrente elettrica incontrerebbe troppa resistenza nell'attraversarle con il rischio di danneggiarle. Accadrà così che il guidatore potrà contare esclusivamente sull’energia della batteria “più ricca” perdendo tutta la potenza che potrebbe ancora dare la batteria “più povera”.  La funzione sport viene interdetta e le altre due, già normalmente poco entusiasmanti, si ritrovano a dover lavorare con la metà della potenza disponile. Questa volta lo scopo della limitazione è proiettato nel lungo periodo. Non lo fa per risparmiare energia e quindi sprecare meno nell’immediato, ma per salvaguardare le batterie stesse nel tempo. Evitando di stressare troppo celle tanto diverse tra loro queste potranno sopportare tanti più cicli di ricarica continuando a garantire un’adeguata capacità di restituzione della loro energia.

Il BMS lavora per cercare di ridurre le differenze che caratterizzano diverse celle e ristabilire quanto prima possibile un nuovo equilibrio che le renda compatibili. Per muovere il motore assorbe dunque solo energia da quella più carica e, quando ha la possibilità di ricaricare, elargisce solo all’altra tutto quello che viene prodotto.

Appena sono nella condizione di poter dialogare tra loro

vengono fatte lavorare insieme in modo che possano sprigionare il massimo della loro capacità produttiva ed offrire il massimo della loro potenza quanto più a lungo possibile.

Lavoriamo di fantasia

Pensate ora cosa potrebbe succedere se mettessimo un BMS a gestire le nostre imprese o se potessimo regalare questo strumento ai governanti dei Paesi di tutto il mondo o anche solo agli insegnanti delle nostre scuole…

Contemporaneamente immaginate che le batterie delle imprese contengano lavoratori, denaro e altri fattori produttivi, mentre quelle dei nostri governanti uomini e donne, giovani e anziani, ricchi e poveri e quelle delle nostre scuole allievi di ogni età, cultura, estrazione sociale, sesso, religione...

Se il BMS regolasse ogni cosa con il rigore che solo l'elettronica può dare, probabilmente, ne deriverebbe una vita di una noia mortale che a Gianmaria (e al sottoscritto) non piacerebbe affatto, ma forse se queste stesse logiche venissero anche solo minimamente comprese e fatte proprie dai cittadini di questo pianeta e poi sommariamente messe in pratica, ma con costanza e coerenza, avremmo qualche chance in più per fare un po’ più di strada senza rinunciare al piacere di guida.

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