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PER PARTIRE: MONOPATTINO, BUS O AUTOSTOP?!

Maya ha iniziato la scuola!

Dopo i primi 3 giorni ad orario ridotto utili per ambientarsi a questo nuovo mondo abbiamo deciso di introdurre anche il viaggio con lo scuolabus. Il pulmino giallo ferma proprio sotto casa. L’autista, Nick, è simpatico, gentile ed estremamente disponibile (eccezion fatta per l’orario di passaggio che ha un range di massimo 3 minuti: tra le 8,11 e le 8,14) ed addirittura nei primissimi giorni, avendo prenotato il servizio, si è fermato davanti al cancello dando un colpetto di clacson per segnalare la sua presenza! Nel vederla salire la prima volta sul pulmino ho avuto la netta impressione che un altro scatto verso l’indipendenza e la piena responsabilizzazione si stesse compiendo. La prova è arrivata dopo qualche giorno quando ha chiesto che le venisse impostata una sveglia anche nella sua stanza: ora è lei che al mattino detta i tempi alla mamma per rispettare il suo primo impegno della giornata!

Combinazione vuole che da metà settembre anche io abbia ripreso a frequentare i mezzi pubblici per gestire i miei spostamenti quotidiani. Il motorino elettrico è in manutenzione per qualche inconveniente di gioventù, mentre il vespone 2 tempi mi ha abbandonato per acciacchi di vecchiaia dopo aver fatto da “muletto” per un sacco di chilometri. Nulla di irrimediabile ma ci vogliono innanzitutto tempo e pazienza.

Per andare in ufficio di chilometri devo percorrerne circa 16. Distanza che si potrebbe tranquillamente percorrere in bici, come peraltro faceva regolarmente mio nonno negli anni ’30 del secolo scorso con un “cancello” da 20 kg, il freno pedale, il cambio a bacchetta e le strade bianche, se non fosse che si aggiungono anche 750 metri di dislivello all’andata ed altrettanti al ritorno. A questo si aggiunge che la mia “divisa”, prevedendo generalmente camicia, giacca, cravatta e scarpa in cuoio, non rappresenta l’abbigliamento ideale per pedalare…

BUS

Sono però fortunato e con una passeggiatina di un paio di chilometri per raggiungere la prima fermata utile, 25 minuti di pulmino e 30 di tram arrivo comodamente in ufficio spendendo appena 1,7 euro.

Se non piove il viaggio è piacevole, comodo e sicuramente economico ma, considerando i tempi d’attesa e qualche piccolo inconveniente che può sempre capitare, è decisamente più oneroso in termini di tempo.

Dopo 3 giorni di “viaggio” ho scoperto, tra l’altro, che:

  • l’ultima corsa del pulmino in partenza alle 8,15 della sera da Torino è limitata e quindi i 2 km di passeggiatina sono diventati 5
  • e che i fantastici monopattini elettrici per muoversi in sharing nel centro della città diventano piuttosto cari quando si ha poco tempo e necessità di gestire frequenti spostamenti relativamente brevi.

 

MONOPATTINO

Sono quindi corso ad acquistare il monopattino più semplice e leggero che esistesse in commercio in sostituzione di quello che mi aveva accompagnato negli ultimi 4 anni e che ho dimenticato in treno quest’estate al termine di una giornata molto calda.

Con il monopattino i tempi che prima percorrevo a piedi si sono ridotti di 3 o 4 volte in pianura ed addirittura di 8 o 10 in discesa sebbene prendendosi qualche rischio.

Il primo giorno con il nuovo monopattino, uscendo da casa alla solita ora, sono arrivato alla fermata del pulmino con parecchio anticipo e mi sono ritrovato ad aspettare. Dopo pochi minuti mi ero già spazientito e l’idea di doverne trascorre un’altra decina senza poter far nulla se non iniziare in anticipo a “giocare” con il mio smartphone mi infastidiva.

AUTOSTOP

Al passaggio dell’ennesima auto in direzione della città mi è venuto istintivo alzare il pollice come ai tempi del liceo. All’inizio il gesto mi ha un po’ imbarazzato e così timidamente abbassavo la mano decisamente prima che l’auto mi raggiungesse e mi superasse con indifferenza, ma proprio quella sensazione di passare inosservato ha aumentato la mia determinazione e mi ha dato coraggio. Dopo una ventina di auto incuranti, una finalmente mette la freccia e accosta. Indosso la mia mascherina e salgo a bordo dei sedili posteriori con tanto di zaino e monopattino opportunamente ripiegato. Saluto, mi presento, ringrazio anticipatamente del passaggio che mi veniva offerto ed inizia una piacevolissima chiaccherata con una bella persona ormai intorno ai 60 che, dopo aver ricevuto le massime onorificenze dal CAI per aver frequentato tanto la montagna si era convertita al mare navigandolo in barca a vela. E’ stata così piacevole la conoscenza reciproca che una volta giunti al semaforo che segnava l’ingresso in città ad entrambi è dispiaciuto doverci salutare.

Il giorno dopo sono arrivato intenzionalmente prima alla fermata per poter nuovamente fare l’autostop e sono stato nuovamente fortunato perché dopo una manciata di “indifferenti” ho nuovamente trovato un passaggio. Saluto, carico, mi presento, ringrazio. A questo giro inizia una chiaccherata un po’ più incentrata sul lavoro in cui è capitato che potessi far scoprire le enormi potenzialità offerte dalla PSD2 ad un piccolo imprenditore che lavorava da oltre 25 anni nell’informatica dei sistemi di pagamento elettronico. Potenzialità che ancora troppo pochi hanno compreso e iniziato a sfruttare.

Nuovamente ho avuto la sensazione di essere arrivato troppo in fretta al semaforo ed avrei voluto che quella parte di viaggio potesse durare di più. Di fatto per quel primo tratto avevo risparmiato circa 25 minuti rispetto all’ora circa dei primi giorni.

TRAM

Dopo quelle ultime due esperienze in autostop salire sul tram vuoto al capolinea del 15 mi è sembrato un po’ meno stimolante, anche se lungo il tragitto mano a mano che salgono e scendono le persone si possono imparare un sacco di cose anche senza parlare. La cosa strana è che al contrario dell’autostop in tram le persone con cui si condivide una parte del proprio viaggio alzano una sorta di barriera come per potersi riservare il proprio spazio vitale attorno a sé. L’indifferenza degli autisti che sfrecciano davanti al tuo pollice alzato sul tram risulta amplificata nonostante si sia molto più vicini. L’indifferenza sembra quasi che si trasformi in timore, in alcuni casi addirittura paura proprio come quella dell’automobilista che accelera quando vede alzarsi il pollice di qualcuno rimasto a piedi.

FINALE

Il virus ha senz’altro accentuato alcune nostre paure, tra cui quella dell’altro ed ancor di più del diverso, ma ho la sensazione che il mondo digitale, dei social e quello degli algoritmi che cercano il modo di coinvolgerti offrendoti sempre solo ciò che vorresti in quel preciso momento, stia contribuendo a far di peggio sebbene in modo subdolo e silenzioso.

E’ un vero peccato perché in natura, così come nelle società umane la varietà porta valore e l’apertura offre eccezionali opportunità di accrescersi a vicenda…opportunità che spesso amplificano il loro potenziale quando l’incontro che le genera è casuale perché solo casualmente si riescono ad incontrare (o scontrare!) figure tanto diverse tra loro.

Chissà se la storia delle mie più recenti esperienze di “viaggio” riuscirà ad offrire qualche spunto interessante anche a coloro che operano in ambito professionale o che stanno cercando di creare o gestire un’impresa con l’ambizione non solo di farla crescere, ma di riuscire a farla sopravvivere nel tempo adattandosi a tutto quello che incontrano per strada.

A tal proposito segnalo che:

creare un’impresa con il metodo Starboost è un po’ come iniziare un viaggio facendo l’autostop!

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